giovedì 23 gennaio 2014

FLOW, RICERCA DEL PIACERE E TALENTO




   Il flow o esperienza positiva, è la totale capacità di "perdersi" senza sforzo in un compito o in un'attività gratificante.
   Le attività che maggiormente facilitano questo stato di rapimento o leggera estasi, sono correlate ad un compito, ad un impegno, ad una sfida, ad un'opportunità d'azione che hanno obiettivi e stimoli precisi, che richiedono coinvolgimento e concentrazione nel proprio lavoro, quasi a diventare tutt'uno con l'azione che  si sta compiendo.
   Quando si entra in uno stato di flow o flusso libero, si è estremamente coscienti di quanto si sta facendo ma allo stesso tempo si è isolati dalla realtà esterna, è come essere in una bolla, in una zona franca da distrazioni,
si ha la sensazione di far parte di qualcosa di più grande, di muoversi in armonia con l'attività intrapresa, si è come dentro una corrente... in un flusso.
   Testimonianza: <<La motivazione intrinseca mi predispone ad affrontare "la sfida" al massimo delle mie capacità/abilità, tutto quello che potrebbe distrarmi dal raggiungimento del mio obiettivo, viene tenuto fuori dal "raggio d'azione"(selezione psicologica). Essere nella bolla ,essere in uno spazio protetto, essere in una zona d'ombra, espressioni che rispecchiano bene lo stato di coscienza alterato vissuto in un'esperienza di flow o esperienza positiva.
   Tutti i blocchi emotivi, l'ansia da prestazione, la paura di fallire, il giudizio degli altri, ma soprattutto quello del proprio io, vengono momentaneamente cancellati, sospesi.
   Si è al meglio di se stessi perchè si opera in una messa in parentesi del mondo, in un'epochè o sospensione del giudizio come sosteneva Husserl, ma allo stesso tempo si percepisce di avere sotto controllo ciò che si sta facendo>>.
   Il flow si verifica quando le opportunità d'azione (challenges) sono commisurate alle capacità(skills), in presenza di obiettivi chiari e di feedback inequivocabili che vanno a rinforzare lo stato di flusso ottimale.
   L'estraneamento da se stessi e dalla realtà esterna contribuiscono  a mantenere la concentrazione sul compito, mentre la destrutturazione del senso del tempo e la perdita di coscienza di se, sciogliendo tutti i blocchi emotivi produrranno un aumento di energia di autogratificazione.

mercoledì 22 gennaio 2014

LA RICERCA DEL PIACERE E DELLA FELICITA

  


   La ricerca del piacere e della felicità, rappresentano da sempre per l'uomo un bisogno naturale ...innato.
   Perchè gli uomini non trovano la felicità? Ovvio! La cercano nel posto sbagliato! La cercano nel mondo, in tutto ciò che il mondo offre loro, convincendoli che il benessere tanto ambito lo possono trovare nella propaganda materialista "messa in scena" dalla civiltà dei consumi.
   Cosi' gli uomini/prede cadono uno dopo l'altro nella rete delle illusioni tessita  dal marketing dei capitalisti/ragni, passando da un desiderio all'altro senza mai trovare un vero e proprio appagamento.
   Come possiamo liberarci dalla rete dell'inganno,da questo asservimento? Come possiamo educare i giovani a trovare piacere nelle cose giuste, visto che loro sono i bersagli preferiti dai media?
   Vivere esperienze di vita più dense di significato nel percorso formativo pre-adolescenziale e adolescenziale, creerebbe occasioni di benessere più forti dello "stato passivo"(quindi irreale) offerto dal consumo di sostanze psicoattive,dove il soggetto non agisce ma è agito, non sceglie ma è scelto.
   Il raggiungimento di un benessere psicofisico REALE potrebbe dissuadere i giovani (ma non solo) dalla ricerca di un benessere tanto ARTIFICIALE quanto effimero come quello offerto da tutte le forme di dipendenza. Ogni azione di consumo quindi, equivale alla ricerca del piacere, l'esperienza del flow o esperienza ottimale intercetta questa domanda e suggerisce una soluzione piu' soddisfacente e piu' appagante del cosi' detto "sballo" perchè foriera di produttività...di creativita e di sviluppo personale.

venerdì 10 gennaio 2014

LA MANCANZA AD ESSERE

   La mancanza ad essere-costitutiva dell'esistenza-, è responsabile di tutte le forme dipendenza considerate
madri alternative dispensatrici di benessere e felicità.
   Le dipendenze privano i soggetti della consapevolezza e del senso critico indispensabili nella creatività e progettualità della vita.
   Il dilagare del vuoto esistenziale, del nichilismo, priva la vita del significato che ognuno-con la propria testimonianza- dovrebbe attestare.
   La vita un senso ce l' ha! Non sempre è coglibile con i nostri organi di senso perchè scorre in profondità, lo stesso sentimento di mancanza -per via negativa- ne attesta l'esistenza.
   Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? I grandi interrogativi della storia da sempre spingono ad andare oltre, a ricercare,a desiderare di colmare la mancanza ad essere. Se vogliamo" esserci" dobbiamo liberarci dell'inganno dei sensi perpetuato dalla realtà mondana o civiltà dei consumi a nostro discapito e riappropriarci della nostra dignità di creature  non solo materiali ma anche e soprattutto spirituali, puntando non tanto sull'avere ma sull'essere!
   Il senso della vita è dato dalla qualità non dalla quantità! La qualità nasce dall'interazione con gli altri, non è pertinenza del singolo, rappresenta una proprietà collettiva emergente. Quando vieni riconosciuto, approvato, apprezzato per l'impegno, la determinazione che impieghi in un progetto, in un opera, ti senti pregno, la mancanza ad essere sparisce e la vita acquista senso.
   Quindi è l'Altro che dà senso alla mia vita. La sua disapprovazione mi svuota, avverto un disagio, un malessere che cerco-in modo illusorio- di colmare ricorrendo molto spesso a sostanze psicotrope o a comportamenti patologici.
   La mancanza ad essere ha bisogno dell'Altro,del desiderio dell'Altro che attesta che io valgo.che io esito.
   La nostra è una ricerca senza fine sulle tracce di un desiderio di pienezza immaginario che ci tormenta fin dal nostro primo vagito, pensare di realizzarlo attraverso "uteri artificiali" è pura illusione, ricorrere a sostanze psicotrope o a comportamenti patologici è fallimentare.
   Non c'è sostanza che possa colmare la mancanza ad essere, anzi  questo disagio istruisce la dipendenza in forme sempre nuove e accattivanti, urge prendere coscienza della nostra condizione di schiavitù e impegnarci nella costruzione del nostro percorso soggettivo già  presente in noi in forma latente.

                                                                                                    Shalom