Tutte le forme di dipendenza possono essere paragonate a "madri alternative". Infatti il rapporto madre-bambino è l'esempio di un legame fondamentale, di un bisogno primario: le cure e il nutrimento che il bambino riceve nella relazione con la madre (caregiver), gli sono indispensabili per la sopravvivenza. La paura di essere privato di un "legame indispensabile" per la sua vita scatena l'astinenza e gli effetti negativi della sua mancanza (il pianto).
Da qui il reiterarsi dell'esperienza scatenante/gratificante.
L'accoppiamento strutturale madre-figlio rimanda alla relazione di dipendenza che un individuo instaura con una sostanza, un comportamento o una relazione che può diventare patologica e deleteria per chi la vive in modo sconsiderato. Entra in gioco "l'oggetto transizionale", l'oggetto che in forma equivalente sostituisce l'oggetto d'amore: la mamma. Quindi le sostanze psicoattive, i comportamenti patologici e le relazioni affettive disturbate, manifestano concretamente un sentimento di mancanza, un vuoto interiore che non si riesce mai a colmare, passando da un desiderio all'altro senza raggiungere un appagamento definitivo.
Saper leggere la realtà che ci circonda significa saper cogliere nei simboli (veicoli) il vero significato nascosto (informazione), non percepibile con i normali sensi, perchè astratto, ma colto intuitivamente attraverso attimi di sospensione dell'ego, chiamati anche "peak experiences".
Concludendo, l'illusione caduca ed effimera di realizzare la pienezza del nostro essere attraverso il legame distorto con sostanze, comportamenti o relazioni scellerate, non fa altro che intrappolarci in un circolo vizioso che oscilla - come affermava Schopenhauer - tra il dolore e la noia.
L'altenativa è la conoscenza dei meccanismi psichici e comportamentali alla base del nostro essere ai quali siamo asserviti inconsapevolmente e che permettono attraverso schemi mentali obsoleti la coazione a ripetere di attegiamenti distruttivi.
"Conosci te stesso e conoscerai il mondo!" (Socrate)

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